venerdì 27 luglio 2012


INTERVISTA A SONIA STRANGIO, AUTRICE DI "BUON SANGUE"



Cara Sonia, questo è il tuo primo romanzo e hai scelto fin da subito di confrontarti con una storia familiare intricata, che copre un ampio arco temporale…raccontaci da dove è arrivata l’ispirazione…

Penso che sia molto difficile collocare il momento esatto in cui nasce un libro. L’ispirazione è un momento superbo, che ho sempre creduto provenire da qualcosa al di fuori di noi. Nel mio caso, ad esempio, nasce in molti momenti diversi, nel corso della creazione di un romanzo, e non è sempre legata alla trama che ho immaginato all’inizio. Questo perché molte volte le mie trame si costruiscono da sole “in corso d’opera”. Spesso ho la sensazione di essere semplicemente il tramite, il ponte attraverso il quale i miei personaggi scavalcano il mondo della fantasia per trasferire la loro personalità e la loro volontà sulla carta. Sono se stessi, esattamente come le persone reali, e se cerco di cambiare la loro linea d’azione, tramite vari segnali mi spingono a tornare sulle loro scelte, a far loro compiere ciò che è effettivamente in linea con il loro carattere. Mentre scrivo non ho un progetto preciso. Scrivo. La storia si costruisce da sé tramite l’interazione dei vari personaggi. Per me questo costituisce la fonte dell’ispirazione: le personalità delle mie “creature” che interagiscono fra loro. E’affascinante. Mi metto davanti al pc e comincio a scrivere chiedendomi “Chissà oggi cosa farà X e come reagirà Y”, ed è tutto molto emozionante….come vedere un film in anteprima!!!

Leggendo il tuo libro si nota subito una tua predilezione per le descrizioni accurate dei personaggi, ma anche una capacità di costruire dialoghi dal ritmo serrato: quale delle due forme ti viene più facile?

Entrambe. “C’è un tempo e un luogo per ogni cosa…”, e così credo sia anche nella costruzione di un romanzo. So di scrittori che possiedono un loro stile particolare, ossia che prediligono il dialogo oppure le descrizioni…diciamo manzoniane…io non credo di potere venire collocata in questo senso. Il mio stile è un po’ particolare, perché seguo la storia: se il momento richiede un ritmo serrato di dialoghi, allora bando ai dettagli insignificanti; se il momento è più riflessivo, allora un po’ di spazio per la descrizione del personaggio è indispensabile. Credo comunque che sia da preferire un giusto equilibrio: non annoiarmi è la parola d’ordine, quando scrivo. Difficilmente se io mi diverto, il lettore non si divertirà a sua volta. Non credo nel “dogma”. Lo scrittore deve allietare se stesso e per ovvia conseguenza i lettori, fornire spunti di riflessione, entusiasmare, scrivere bene (cosa molto più facile a dirsi che a farsi)…non deve imporre la propria opinione, non deve fornire il “morale della favola”…quello lo faceva Esopo troppo bene per venire emulato, soprattutto in questo momento storico. Per questo il personaggio è bene che si faccia conoscere dal pubblico tramite un giusto equilibrio di descrizione e dialogo con gli altri personaggi. Lo scrittore non deve far capire troppo il proprio parere con descrizioni troppo ampie: il lettore deve sentirsi libero di decidere da sé e di formarsi una propria opinione, anche tramite dialoghi il più possibile verosimili.

Nel tuo libro ci sono moltissimi personaggi, sia uomini che donne: quale di loro ti sei più divertita a immaginare e poi a rappresentare? Ce n’è uno che detesti?

Ebbene: non detesto nessuno. Amo tutti i miei personaggi per ciò che sono, e mi sono divertita a descriverli tutti, perché sono tutti diversi, tutti si sono affacciati alla mia immaginazione con la stessa appassionata irruenza. Certo: non approvo alcuni loro comportamenti, ma non è come nella vita reale, dove trovandomi davanti una Chantal Carmichael mi limiterei a cambiare strada e tenerla più lontano possibile da me! Questo è un romanzo, e ogni personaggio serve. Anche nella loro ferocia sono “mie” creature, del resto!

A uno scrittore si chiede sempre qual è la sua “formazione letteraria”, perciò non possiamo fare eccezione: quali sono i libri o gli autori che hai amato di più?

Ho un carattere particolare. In ogni essere umano trovo la bellezza. Per me non esistono persone o cose “brutte”. Ogni essere vivente, ogni cosa, possiede una particolarità che lo rende unico, e bello….credo profondamente in Dio, e probabilmente questo atteggiamento deriva anche dalla Fede. Così è per gli artisti, e per gli scrittori. L’ispirazione, dal mio punto di vista, viene da un Essere Superiore. Fra i doni che abbiamo ricevuto c’è il talento, e ogni persona, ogni singola parte del Creato ha un proprio talento. Quindi, ogni persona e ogni avvenimento ci troviamo a ricevere nel nostro cammino è degno di essere considerato: da tutto e da tutti abbiamo la possibilità di recepire insegnamenti di varia natura, che non potranno che rivelarsi utili. Di conseguenza ogni scrittore è particolare, ogni artista è perfetto nel proprio stile. Ovviamente ho delle predilezioni: per gli scrittori dell’800 francesi e italiani (Maupassant, Zola, Verga, Salgari), ai quali mi ispiro pur seguendo un ritmo decisamente più in linea con i nostri tempi. Amo leggere, e penso che ogni libro dia molto al lettore. Per questo motivo non c’è un romanzo che preferisco agli altri, né uno scrittore in assoluto che prediligo.

Tu sei una donna che lavora, moglie e madre, quando trovi il tempo per scrivere? Hai delle abitudini “di scrittura”?

Ho una famiglia, una casa e un lavoro part-time. Invidio le donne che riescono a fare tutto: hanno una strabiliante carriera, sono mogli e madri esemplari e perfette donne di casa.  Purtroppo io non ci riesco. Cerco di fare del mio meglio, ma casa mia è spesso un completo disastro con giochino che emergono da ogni dove, e la carriera non fa per me. Quello che ritengo veramente importante, è stare vicino ai miei bambini e a mio marito nel migliore dei modi, dedicando loro più tempo possibile. Se poi il disordine impera nella mia dimora, non fa nulla! Con due bambini piccoli e un marito mentirei spudoratamente se affermassi di scrivere di notte. Alle dieci di sera, appena il mio secondogenito di otto mesi decide di dormire, io crollo fra le braccia di Morfeo! I momenti che dedico alla scrittura sono costellati da richieste di latte, cambi di pannolini, giochi con palloni e cani di pezza. Spesso nel pieno della vena creativa il mio primogenito di tre anni e otto mesi mi si arrampica addosso senza pietà, e rileggo i miei pezzi sommersa dalla pastina sputacchiata del più piccolo. Con tali premesse, qualsiasi abitudine sarebbe ben difficile da mantenere. Tuttavia non riuscirei a concepire la mia vita senza scrivere...e quindi persevero!

 E’ impossibile condensare in poche righe il tuo romanzo, ma se dovessi scegliere solo tre aggettivi per descriverlo quali sarebbero?

Posso dire come i miei lettori definiscono “Buon Sangue”.
Sorprendente, per la particolarità della storia e per il grande movimento che la caratterizza. I colpi di scena sono incalzanti e ogni pagina trasporta il lettore in uno scenario diverso, a volte in un tempo diverso; eppure si riesce sempre a mantenere saldamente le fila della trama, intricata ma lineare, chiara.
Avvincente, perché dicono che dalla prima pagina l’hanno letto avidamente, con la curiosità irresistibile di arrivare alla fine ma anche con una certa ritrosia ad abbandonare i miei personaggi una volta arrivati alla sospirata ultima pagina…certi lettori mi hanno perfino confidato che i miei personaggi gli sono talmente mancati che hanno dovuto rileggere la storia! Uno di loro mi ha detto testualmente “Ho finito ieri sera e stanotte non ho dormito…come farò a vivere senza James Principato?” E’stato un complimento meraviglioso!
Innovativo, perché è scritto su piani diversi, con giochi di flash-back molto bene strutturati, con conseguenti impercettibili variazioni di stile che contribuiscono a coinvolgere meglio il lettore, a farlo sentire a proprio agio nel tempo e nel luogo dove si svolge l’azione, pur non perdendo di vista il fulcro principale della storia.
Il romanzo in realtà è talmente particolare e ricco che è veramente difficile descriverlo in poche parole…leggetelo, così potrete offrirmi nuovi aggettivi!!

Sappiamo che hai una vena creativa esplosiva e non ti stanchi mai di scrivere: hai progetti per il futuro?

 In lavorazione ci sono altri tre romanzi, uno dei quali ambientato nella Roma antica, un cortometraggio e un pezzo teatrale umoristico. 

INTERVISTA A SIMONA RENZI, AUTRICE DI "INTERVISTA CON L'ASSASSINA"


Simona, presentando il libro hai esortato a non fare confusione: qui non si parla di stalking o almeno non solo…

Infatti, nel mio libro non si parla solo di questo. E’ la storia di una donna che subisce ogni tipo di maltrattamento, da quello psicologico a quello fisico, passando anche per lo stalking. Purtroppo è una storia tristemente comune, consumata come tante altre dentro le mura domestiche.

Quando si legge un titolo del genere e la vicenda narrata ha un contenuto così forte viene subito da chiedersi: quanto c’è di autobiografico nel tuo racconto?

Il racconto è ispirato a una storia vera…la mia storia! Ho cambiato nomi e luoghi ma ogni episodio di violenza che descrivo, l’ho vissuto sulla mia pelle. L’assassinio…beh quello nella realtà non c’è stato, ma nella fantasia ho ucciso più e più volte il mio “carnefice”. Un atto liberatorio per esorcizzare la paura con la quale convivo, quella paura che qualsiasi donna che subisce violenza porta dentro il suo cuore, con la quale impara a relazionarsi ma che non potrà mai cancellare.
“Perché con questa penna ti uccido quando voglio” scrive  Guccini in una sua bellissima canzone…ecco, scrivere ti regala questa grande possibilità.

Che tipo di esperienza è stata per te scrivere questo libro?

Quando l’impronta autobiografica è così predominante, scrivere diventa una sorta di psicoterapia. Ho pianto scrivendo “Intervista con l’assassina”, sono stata costretta a rivivere ciò che per anni ho cercato di dimenticare, a fare conto con i “mostri” che avevo sepolti nel cuore. Ma la voglia di raccontare, di raccontarmi è stata più forte delle paure…la convinzione che la mia esperienza potrà essere d’aiuto a tante altre donne, ha fatto il resto.

Ti sei avvicinata recentemente alla scrittura oppure è un mezzo di espressione che ti appartiene già da tempo?

Credo che io abbia cominciato a scrivere ancora prima di parlare. Se devo comunicare un’emozione e renderla fruibile agli altri, la cosa più naturale per me è metterla sulla carta. E’ bellissimo quando sento che la storia comincia a prendere forma dentro la mia mente…ho la stessa sensazione che si prova quando si vede l’innamorato, quel frenetico farfallìo nello stomaco che passa solo quando l’oggetto del desiderio diventa tuo. E io riesco a possedere queste emozioni solo scrivendole.

Hai una tua routine per scrivere?
No, non seguo nessuna routine e nessuno schema. Scrivo di getto, senza ragionarci sopra, comincio e…non ho pace finché non ho finito. Non ricerco parole forbite o periodi arzigogolati, la mia è una scrittura semplice, diretta…l’ho definita una “scrittura emotiva” e per comunicare un’emozione non c’è bisogno di tante parole.

Progetti futuri legati alla diffusione di un tema così scottante come quello di cui parli nel libro?

“Intervista con l’assassina” non avrebbe avuto un senso se fosse rimasto un semplice romanzo, con questo libro volevo dar voce a chi troppo spesso la voce viene tolta e dare un aiuto concreto. Questo mio desiderio in parte si è già realizzato, insieme alla Qulture Edizioni abbiamo deciso di devolvere parte dei proventi del libro al centro Donna LISA di Roma. I progetti che abbiamo sono invece un po’ più ambiziosi:presenteremo una proposta di legge, o meglio una modifica all’attuale, al Parlamento italiano.
      Insomma, continuerete a sentir parlare di noi.